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CHE NE SARÀ DI NOI?

Il MES sembra la storia infinita, due schieramenti opposti che si danno battaglia a suon di interviste e conferenze stampa, che si concludono con sterili polemiche e nessun risultato vero a favore dei cittadini, che sono sempre più disorientati e distanti dalla politica, poiché la realtà del Paese è molto diversa da quella percepita nei palazzi romani. 
Nell’Italia in quarantena, o per meglio dire ai domiciliari, la voglia di ripartenza è tanta, da un lato, infatti, c’è il bisogno delle aziende di ricominciare a produrre e lavorare per far fronte alle scadenze fiscali, perchè, inutile girarci intorno, soldi non ce ne sono, dall’altro c’è la frustrazione della gente comune, psicologicamente provata e stanca di restare a casa e, purtroppo, in qualche caso, tanti a dir il vero, anche con grosse difficoltà economiche.
Oggi si dovrebbe lavorare per far ripartire al più presto tutte le produzioni, con le dovute tutele e nel rispetto della sicurezza di ogni lavoratore, ci mancherebbe, la salute prima di tutto, ma non possiamo prescindere dall’attività lavorativa, poiché al momento è l’unica fonte di reddito certa e il suo stop rappresenta un gap troppo grande con tutti i competitors esteri aperti.
Dovremo cavarcela con le nostre forze, perché dall’Unione Europea non arriverà nulla o poco, infatti, tornando al MES, ci tengo a sottolineare che la portata massima di questo strumento è di soli 35-36 miliardi, all’Italia ne servirebbero 300-400. Uno strumento dunque palesemente inadatto, sul quale a mio avviso sarebbe persino inutile discutere, vista la differenza tra la sua capacità e le nostre necessità, tuttavia le alternative scarseggiano. 
Il MES è, tra gli strumenti individuati dall’Eurogruppo, quello di più veloce utilizzo, poiché già dotato di risorse, a differenza della BEI e del SURE, che invece avrebbero bisogno di tempi leggermente più lunghi per essere attivati. E i nostri tempi sono stretti, anzi siamo già in ritardo a dir la verità.
Questo non significa che l’Italia userà il MES, anche perché come ben sapete la decisione è demandata al Consiglio Europeo in primis e al Parlamento per l’approvazione finale, tuttavia se vogliamo qualche spicciolo reale, nel breve sembra l’unica strada percorribile. 
Ovviamente si parla sempre di debiti e quindi sono tutti soldi, che andrebbero restituiti, magari qualcuno ricorderà che abbiamo versato 14 miliardi di euro nel MES e, quindi nemmeno in emergenza riusciamo a tenerci le nostre risorse, ahinoi!
È pur vero che il MES è stato proposto senza condizionalità iniziali per le spese sanitarie, ciò significa che in linea teorica dovremo restituire i soldi senza i vincoli, la famosa Troika ma, probabilmente, con degli interessi. Tuttavia le condizionalità potrebbero venir apposte in un secondo momento, perché i trattati lo prevedono.
Spieghiamo meglio questa cosa, di modo da renderla comprensibile a tutti, ricordando che siamo sempre sul piano teorico, perché al momento di certo non c’è niente.
In buona sostanza se il governo decidesse di far ricorso al MES, il nodo cruciale sarebbe in quante tranche ci verrebbero dati quei 35 miliardi, perché se arrivassero tutti in un colpo senza condizioni (scritto su carta) allora poi non potrebbero venirci imposti obblighi, a patto che restituissimo il dovuto nei tempi stabiliti, mentre se arrivassero in più tranche, ognuna di esse sarebbe soggetta a possibili e nuovi condizioni, Troika compresa. 
L’argomento come vedete è complesso, tuttavia fintanto che non ci sarà la decisone del Consiglio Europeo avremo in mano solo teorie ma, la possibilità di una fregatura è dietro l’angolo, quindi attenzione.
Il MES, a parer mio, per la pochezza delle sue risorse e i possibili rischi collegati è dunque palesemente inadeguato per far fronte a questa crisi, infatti, ritengo che ora serva coraggio e scelte reali a favore dei cittadini, insomma servirebbe una classe politica con la P maiuscola.
A mio avviso, e non soltanto, dovrebbe intervenire la BCE nell’immediato, monetizzando il debito dei singoli Stati, cioè stampando moneta, dando così liquidità vera nelle casse degli Stati che potrebbero girarla direttamente sui conti dei cittadini, senza eccessi ovviamente, 1000-1200 euro potrebbero essere una cifra congrua, come fatto dagli USA.
Nel medio termine si dovrebbero, invece, iniziare politiche di investimento in infrastrutture, ricerca, sanità, scuola, insomma investire nell’economia reale, solo così si potrà ottenere la crescita economica, ma soprattutto un reale beneficio anche per la classe lavoratrice, perché in tal modo aumenterebbero anche gli stipendi dei lavoratori.
Resta chiaro, che ciò che dovrebbe fare la BCE, potrebbe farlo tranquillamente anche la Banca d’Italia, certo, vorrebbe dire uscire dall’euro, ma non ne farei una tragedia, anzi forse sarebbe un vantaggio.


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