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La fragilità umana: economia e sociale


Nel mondo globalizzato ed ultratecnologico di questi anni, noi esseri umani ci siamo sentiti onnipotenti ed immortali, perché ogni aspetto della vita lo potevano controllare. Dal ritocco di una foto per mantenere eterne bellezza e giovinezza, dalla trasgressione più assoluta di ogni limite fisico, fino alla libertà di poter esprimere la nostra opinione social su qualsiasi argomento, anche non di nostra competenza, arrivando al dominio incontrastato sulla natura e sull’eco-sistema che ci circonda, in buona sostanza l’uomo aveva raggiunto il controllo di ogni aspetto del mondo. Mancava solo l’immortalità, ma poco importava già ci sentivamo invincibili. E così, anche la nostra paura più primitiva, il nostro destino segnato di esseri mortali lo ritardavamo il più possibile e lo nascondevamo a noi stessi e alla società, perché la morte non è contemplata nell’universo dell’uomo capitalista immortale.
Un evento esterno, chiamato Covid-19, un nemico invisibile ha fatto cadere in meno di un mese il castello di carta sul quale poggiavano la nostra esistenza e la nostra economia. 
Dal poter conoscere e regolare tutto con un semplice click, al non aver risposte riguardo il nostro nemico invisibile: Come si è sviluppato? Come lo possiamo combattere? Perché proprio in Cina? Perché poi in Italia, e proprio in Lombardia e Veneto? Ma è stato creato in laboratorio, oppure nasce da una mutazione animale? C’è forse qualcuno o qualcosa dietro?
Domande a cui ancora adesso non siamo in grado di rispondere. 
E no, non si tratta di complotti o di minimizzazioni, ma di semplice impotenza di fronte a ciò che non conosciamo e ci spaventa, perché dinnanzi alla morte riscopriamo la nostra natura di esseri fragili, umani, timorosi; mortali insomma.


Le informazioni che ci arrivano, infatti, sono sconnesse, frammentarie, opposte, e questa volta non tanto perché non le si voglia dare, come invece è accaduto spesso nel passato recente, ma proprio perché non si hanno risposte. E queste risposte sono tuttavia essenziali, perché solo capendo che cos’è il virus lo potremo arginare e farci trovare pronti nel caso di simili epidemie nel futuro. 
E così, come la natura mortale dell’uomo torna prepotentemente a farci paura, anche il capitalismo finanziario mostra tutti i suoi limiti. Rilanci di liquidità in un mare di liquidità, questa è la strategia utilizzata dai nostri governi sin dalla crisi del 2008 e ripetuta nuovamente adesso, dimenticando ancora una volta la socialità dell’economia. Fin tanto che non riporteremo la finanza al servizio dell’economia reale, eliminando quel mercato di troppo, che è il mercato finanziario del credito, non potremo far godere i benefici dell’economia a tutti i cittadini. 
E cosa meglio dell’isolamento ci può far capire l’importanza della socialità nella vita e nell’economia, quindi forse questa quarantena forzata ci lascia un insegnamento: Non vi è cosa più bella della libertà, ma anche la libertà per essere piena deve essere sociale e condivisa, così come dovrebbe essere l’economia capitalista: sociale e non individualista e finanziaria.

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