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Il declino della politica europea: Perchè l'Europa non riesce più a sfornare politici competenti?

Un tema caldo, proprio come questi giorni d'estate, è quello delle nomine dei principali vertici dell'Unione Europea.
A poco più di un mese dalle elezioni europee, che, sulla carta, sembravano dover riscrivere i rapporti di forza all'interno dei vari organismi politico-economici dell'Unione, in realtà, non è cambiato molto, anzi probabilmente nulla.
Andiamo però con ordine, e capiamo prima quali sono e come funzionano i principali organi dell'Unione Europea, che ancora una volta saranno guidati da Francia e Germania, con l'ausilio del Benelux, secondo le linee guida degli Stati Uniti.
Dunque, mi concentrerò sulle tre istituzioni che sono, da giorni, al centro della cronaca mediatica, per dimostrare poi, come purtroppo, politicamente ed economicamente, il declino dell'Europa e più in generale dell'Occidente continui inesorabile.
Partiamo quindi dalla Commissione Europea, la quale è l'organo esecutivo dell'Unione Europea, sostanzialmente deteniete il potere esecutivo, ma non quello politico, rappresentando così un'istituzione indipendente, che ha il compito di proporre nuove leggi, e dare attuazzione a quelle emanate dal Parlamento Europeo.
La Commissione è composta da un Presidente, che fino ad oggi, è stato il noto Junker, e da 28 commissari indipendenti, uno per ogni Paese. La Commissione Europea è quindi un organismo che ha natura tecnica, sebbene i suoi membri siano per lo più politici. A un occhio attento già qui si nota una prima contraddizione, ma andiamo avanti.
Il 2 luglio è stata nominata la nuova Presidentessa della Commissione, che sarà, Ursula von der Leyen, politica tedesca, della CDU, cioè il partito della Merkel. E' giusto porre un accento sulla sua biografia, proveniente da una famiglia ariostocratica, esprime in pieno il concetto di Europa tecnico-finanziaria, nel senso che è sempre rimasta composta, attenta, ma non ha mai rischiato nella sua carriera politica di fare una scelta drastica. La perfetta politica alla tedesca, ligia al dovere e al rispetto delle regole. Niente di nuovo rispetto a Junker quindi.
Passiamo, ora al Consiglio Europeo, il quale, invece, è un organo politico, il cui compito è quello di definire l'indirizzo delle politiche dell'Unione e stabilire i principali obiettivi e le principali priotità dell'agenda politica europea.  I membri del Consiglio Europeo sono i 28 Leader politici degli stati membri, siano essi Presidenti di una Repubblica o Primi Ministri, da qui la chiara connotazione politica del Consiglio.
Dal 2019, il liberale belga Charles Michel, sarà il nuovo presidente e prenderà il posto del socialista polacco Tusk.
Ora, la scelta del nuovo Presidente dimostra chiaramente come la strada seguita, sia stata ancora una volta la continuità della macro alleanza tra popolari e socialisti, che un po' come la Grosse Koalition tedesca, a prescindere dal voto popolare, nell'una o nell'altra direzione mantiene il controllo delle istituzioni europee di vertice.
Anche qui, dunque, nessuna novità.
Infine, il terzo ed ultimo organismo, al centro di questa analisi, ovvero la Banca Centrale Europea, al cui timone, ieri, stava il nostro Mario Draghi, da domani siederà, invece, la francese Christine Lagarde, già presidente del Fondo Monetario Internazionale.
La BCE, è la banca centrale dell'Europa, che svolge le attività di indirizzo della politica economica e monetaria dell'Unione, e negli ultimi anni, un po' come la Federal Reserve americana, si configura come prestatrice di ultima istanza nei cofronti delle banche centrali dei singoli Stati europei, che avendo adottato l'euro non possono più emettere moneta per far fronte alla crisi di liquidità, in ossequio dei dogmi del capitalismo finanziario, che prevedono il superamento delle crisi di liquidità, attraverso l'emissione di altra liquidità. (A questo proposito ho scritto un'interessante articolo lo scorso anno).
Ebbene, ecco la più grande assonanza tra Europa e Stati Uniti, un filo continuo, che porta la Lagarde a passare dall'istituzione fondamento del capitalismo finanziario, a quella a fondamento della nuova Europa finanziaria.
Insomma, si parla nuovamente, solo di volti noti, e di politiche antiche.
Ecco, quindi, palesarsi platealmente il declino politico dell'Europa, inteso, come l'incapacità di porre in essere quei cambiamenti di idee e principi, che sarebbero necessari per una rinascita economica e sociale del continente. La scelta, di volti noti, certo persone valide, ma non politici di spessore, è l'eloquente dimostrazione di come manchi in Europa, una nuova generazione di Politici, capaci e competenti.
Questa breve disamina ci dimostra che ci troviamo di fronte a dei semplici rimpasti, cambiano i volti, che sono pescati, però, dal mazzo dei soliti noti, e soprattutto, non cambiano le idee liberal-capitaliste alla base delle istituzioni europee.
L'Europa, continua, così, sulla linea politica ed economica liberale, in ossequio al capitalismo finaziario, che tanto male sta facendo all'economia mondiale.
E così, il declino della politica europea è nuovamente evidente: il suo scopo che dovrebbe essere quello di guidare gli Stati nell'interesse dei cittadini, al fine di garantire un'economia sostenibile e una pacifica convivenza tra le nazioni, rimane un semplice buon proposito per il futuro.
Siamo d'accordo che si tratta di obiettivi utopici, tuttavia, sarebbe almeno doveroso provarci, oggi, non domani.
Occorre sottolineare, che è relativamente facile, fare il politico in epoca di pace, e poichè l'Europa e la maggioranza degli Europei vivono, comunque ancora, in un discreto benessere, pur di mantenere l'apparente status quo, non c'è la volontà degli attuali politici, di assumersi rischi e compiere scelte drastiche, ma necessarie per garantire la sostenibilità dell'economia nel prossimo futuro.
La politica, infatti, oggi è questo, svolgere il proprio compitino, essere forti con i deboli e deboli con i forti, cioè i mercati finanziari, che ormai governano le sorti della nostra vita.
Un buon Politico, dovrebbe talvolta, prendersi dei rischi, certo calcolati, non gli si chiederebbe di rivoluzionare il sistema in essere, da un giorno all'altro, ma dovrebbe sentirsi in dovere di provarci, di porre in essere quelle riforme economiche e sociali, necessarie a superare il capitalismo finanziario, e a far muovere l'Europa verso un sistema di capitalismo sociale, basato su di una finanza cooperativa e sul meccanismo della compensazione.
Pochi lo sanno, o meglio tanti lo dimenticano, ma l'Europa era nata con questi propositi, sulle ceneri dell'Unione Europea dei Pagamenti, purtoppo però, troppo presto dimenticati, per allinearsi ai dogmi finanziari degli Stati Uniti, che hanno portato grandi profitti per l'elité al governo e un leggero benessere per i suoi cittadini, quello che ancora oggi gli permette di sopravvivere.
Tuttavia, finchè non si deciderà di capire, perchè già è risaputo, che il sistema economico in essere non è sostenibile, finchè non si smetterà di considerare mercato ciò che mercato non è, ovvero la finanza, perchè ciò che non è merce non potrebbe e non dovrebbe essere scambiato, non si uscirà dal vortice della liquidità, che ciclicamente porterà a crisi sempre più forti e durature.
Solo allora, quando ci sarà la volontà di rischiare da parte dei politici, si potrà tornare finalmente a parlare di Politici, con la P maiuscola, coloro che per definizione, tramite la loro arte di governo guardano all'interesse della comunità e dei cittadini.
Per ora, abbiamo solo grandi dirigenti, certo persone competenti e preparate, che però in ottemperanza alla loro mission, guardano solo a massimizzare i profitti di chi governa; cosa che tra l'altro fanno benissimo.
A discapito dei soliti noti, la stragande maggioranza di noi cittadini del ceto medio e basso.


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