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Introduzione alla storia finanziaria mondiale. La prima e finora unica risoluzione di una crisi economica: L'Unione Europea dei Pagamenti

Riprendendo la mia narrazione dai purtroppo fallimentari accordi di Bretton Woods, mi soffermerò sul descrivere e spiegare la prima e finora unica proposta economica che sia riuscita ad arginare la crisi della liquidità che imperterrita, continua a riaffiorare nell'economia occidentale dal 1600.
Questa ricetta economica venne istituita, nel 1950, dai rappresentanti delle principali nazioni Europee, tra cui Italia, Germania Ovest, Francia e Regno Unito, (i firmatari furono 17 in totale), e prese il nome di Unione Europea dei Pagamenti, un organismo che aveva la funzione di una sorta di "clearing union", ovvero di una camera di compensazione europea.
L'obiettivo di questa istituzione era quello di sfruttare al meglio la scarsa disponibilità di dollari in Europa, che si era creata, a causa dei numerosi accordi di scambio bilaterale tra i vari Paesi europei, nonostante l'ingente liquidità introdotta dal piano Marshall.
Infatti, in seguito all'istituzione del Fondo Monetario Internazionale il dollaro, come già detto, venne elevato da moneta nazionale degli Usa, a moneta internazionale, che doveva regolare anche i commerci internazionali.
E' così ancora oggi, tra l'altro, ed è proprio per questo che gli Stati Uniti godono del Signoraggio, ovvero, della possibilità di vivere di rendita sui propri debiti. Ma anche quest'altro punto sarà oggetto di un prossimo e interessante post. Fidatevi, qui si apre un mondo.
I Paesi Europei, quindi, al termine della guerra non regolavano più gli scambi nazionali sulla base delle loro valute, quali la sterlina, il marco o la lira, ma si avvalevano del dollaro.
In breve tempo, e più precisamente tra il 1945 e il 1950, tutti gli Stati Europei sottoscrissero tra loro degli accordi bilateri per gli scambi di prodotti e servizi, e accumularono tra loro posizioni di debito o di credito.
Qui, si inserisce la novità, che poi tanto novità non era, visto che J. M. Keynes l'aveva proposta nella sua Teoria Generale, ancora negli anni Trenta del Novecento, tuttavia, per la prima volta, con l'Unione Europea dei Pagamenti venne applicata la compensazione a livello di scambi internazionali.
L'UEP non aveva una sede fisica, e il suo sistema si basava su una moneta di conto denominata European Current Unit, che era scollegata dalle varie valute nazionali, e nonostante avesse una parità fissata con l'oro, uguale a quella del dollaro, era scollegata anche da quest'ultimo.
E' bene ricordarlo, nel 1950, il dollaro era ancora convertibile in oro, e lo rimarrà ancora fino al 1971, data del celebre discorso di Nixon e della fine del gold standard.
Sostanzialmente le posizioni debitorie e creditorie di ciascun Stato Europeo, nei confronti di ogni altro membro dell'Unione, vennero convertite in moneta di conto e comunicati alla Banca dei Regolamenti Internazionali, che era l'organo di controllo dell'UEP, guidato da un pool di esperti indipendenti; la quale le avrebbe appunto compensate tra loro, per ottenere una posizione finale di surplus o deficit nei confronti della Banca stessa.
Venne imposto un limite massimo sia alle posizioni di surplus che a quelle di deficit, che fu fissato in entrambi i casi al 15% del valore totale degli scambi internazionali. La parte eccedente questa quota si sarebbe dovuta pagare in oro, oppure in dollari, e capiamo facilmente, come in un sistema del genere ogni Paese cerchi di tendere alla parità, per evitare al minimo l'esborso di denaro, avendo la possibilità di compensare tra loro debiti e crediti.
Il sistema poteva reggere poichè, chi aveva posizioni di surplus doveva pagare una quota più alta per la parte eccedente rispetto a chi si trovava in una posizione di deficit, e questo era possibile poichè venne reperita molta liquidità attraverso il Piano Marshall.
Infatti, l'Unione Europea dei Pagamenti venne finanziata in quota parte da tutti i Paesi che vi aderirono, con i soldi che avevano ricevuto in dono dagli Stati Uniti attraverso il Piano Marshall e, qui, possiamo finalmente capire, come il Piano Marshall e i suoi fondi furono solo un mezzo per arrivare alla soluzione e non la soluzione stessa della crisi economica post-bellica, come ci viene propinato quotidianamente dai nostri libri di scuola e dai mezzi di disinformazione di massa.
In modo veloce, e sicuramente non esaustivo abbiamo comunque appreso, come sia stato possibile uscire dalla trappola della liquidità e dalla conseguente crisi attraverso un meccanismo di compensazione.
Mi chiedo perché nella politica e nei palazzi che contano non ci sia il coraggio o la capacità di guardare indietro, alla nostra storia, che molto spesso ci fornisce valide soluzioni a problemi attuali.



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